giovedì 22 giugno 2017

Bisfenolo A: interferente endocrino dannoso per la salute

Fonte: Il Fatto Alimentare (link articolo originale)

Il bisfenolo A (Bpa), già vietato in molti paesi in alcuni oggetti come quelli per l’alimentazione dei bambini in quanto interferente endocrino, favorirebbe, negli animali esposti nei primi giorni di vita, l’accumulo di grasso nel fegato nell’età adulta.
E il suo sostituto più popolare, spesso utilizzato nei prodotti Bpa-free, il bisfenolo S o Bps, promuoverebbe lo sviluppo di cellule di tumore al seno.
Questo è il quadro sconfortante emerso in due diversi studi presentati nei giorni scorsi al congresso della Endocrine society statunitense di Orlando, in Florida.

Nel primo i ricercatori del Baylor college of medicine di Houston, in Texas, hanno trattato i ratti molto piccoli con il Bpa o con una sostanza inerte in dosi basse e simili a quelle di una contaminazione ambientale nei primi cinque giorni di vita, cruciali per il completamento dello sviluppo del fegato.
Quindi hanno esaminato il tessuto epatico degli stessi animali diventati adulti scoprendo che, in quelli trattati, una dieta ad alte dosi di grassi si traduce nell’accumulo degli stessi, nell’aumento del colesterolo totale e di quello cosiddetto cattivo (le Ldl), nonché nell’espressione di alcuni geni associati alle patologie del fegato: tutte caratteristiche che predispongono alla steatosi epatica non alcolica, cioè a una condizione grave che molto spesso prelude alla cirrosi; niente di simile si verifica nei ratti non esposti al Bpa nei primi giorni.

Nel secondo studio condotto dai ricercatori della University school of medicine di Rochester, cellule di tumore al seno positivo agli estrogeni sono state trattate con diverse dosi di Bps e con estradiolo, il principale estrogeno coinvolto nello sviluppo delle cellule stesse.
Il risultato è stato che, rispetto a cellule non trattate, le prime sono cresciute molto di più già dopo 24 ore, e dopo sei giorni l’aumento rispetto ai controlli era del 12% alle dosi più basse e del 60% a quelle più alte.
Ulteriori prove hanno confermato la pericolosità della proliferazione, dal momento che le cellule hanno mostrato tutti i caratteri di una spiccata malignità.

Anche se si tratta di studi su modelli, entrambi confermano quanto emerso negli ultimi anni: i bisfenoli sono dannosi per la salute, e i sostituti del Bpa non dovrebbero essere impiegati fino a quando non si avranno dati più completi sui loro possibili effetti, anche perché la struttura chimica è molto simile in tutti i membri della categoria, ed è quindi logico aspettarsi che lo siano anche le azioni sui sistemi biologici.

venerdì 16 giugno 2017

Tumori, scoperto l'interruttore del cancro

Tratto da La Repubblica Salute (articolo originale)

LA RIVISTA Science pubblica un lavoro che potrebbe aprire nuove strade alla lotta al cancro.
Prima firma è quella  di Chiara Di Malta, ricercatrice nel team di un big della nostra ricerca, Andrea Ballabio direttore dell'Istituto Telethon di Genetica e Medicina (Tigem) di Pozzuoli e docente di Genetica Medica all'Università Federico II di Napoli. Oltre che dalla Fondazione Telethon, il lavoro è stato finanziato anche dall’Associazione italiana per la ricerca sul cancro (Airc).

«Questa è una storia che parte da lontano – spiega Ballabio – e in particolare dal nostro “storico” interesse per quegli organelli cellulari chiamati lisosomi che sono coinvolti in un ampio gruppo di malattie genetiche rare, quelle da accumulo lisosomiale appunto. In queste gravi patologie, a causa di un difetto genetico, i lisosomi non svolgono a dovere il loro compito, ovvero quello di neutralizzare, grazie al loro ampio corredo di enzimi, le sostanze di scarto: il risultato è che queste sostanze si accumulano nelle cellule, danneggiandole irreversibilmente.
Studiando il funzionamento dei lisosomi abbiamo però scoperto che questi organelli non sono dei semplici “spazzini”, ma dei fini regolatori del nostro metabolismo».

Nel 2009, infatti, il direttore del Tigem e il suo team hanno descritto per la prima volta – ancora sulle pagine di Science – un gene chiamato TFEB che è in grado di regolare da solo l’attività di molti altri geni coinvolti sia nella produzione sia nel funzionamento dei lisosomi.
«Ci siamo resi conto da subito – continua Ballabio – di essere di fronte a un meccanismo di “pulizia” delle nostre cellule assolutamente nuovo e finemente regolato, potenzialmente sfruttabile per evitare l'accumulo di sostanze tossiche tipico di svariate malattie degenerative, di origine genetica ma non solo».
Gli studi successivi condotti al Tigem hanno infatti confermato che i lisosomi funzionano come veri e propri termovalorizzatori, degradando le molecole già utilizzate e ormai inutili per ricavarne energia.
Questo è particolarmente utile in assenza di nutrienti e nella risposta all’esercizio fisico prolungato: quando ci sono poche risorse a disposizione e l'organismo quindi sfrutta le proprie riserve endogene di energia. In presenza di cibo, invece, questa via metabolica viene normalmente silenziata.
Il nuovo studio dimostra che se questo meccanismo si inceppa è in grado di promuovere la crescita tumorale.
I ricercatori del Tigem hanno infatti dimostrato come diversi tipi di cellule tumorali (melanoma, tumore del rene e del pancreas) siano in grado di replicarsi in modo indiscriminato proprio perché questo sistema di regolazione “anti-spreco” è sempre attivo.
Studi preliminari dei ricercatori del Tigem dimostrano che l’inibizione di questo meccanismo blocca la crescita tumorale, suggerendo quindi una nuova strategia per la terapia dei tumori.

«Questo studio, pubblicato su Science, una delle più importanti riviste scientifiche internazionali, conferma ancora una volta quanto le malattie genetiche rare siano un eccezionale banco di prova per la scoperta di meccanismi biologici fondamentali e la messa a punto di strategie terapeutiche innovative come la terapia genica - commenta il direttore generale della Fondazione Telethon Francesca Pasinelli – A titolo di esempio, basti ricordare come le statine, farmaci comunemente usati per abbassare i livelli di colesterolo, siano stati sviluppati a partire dallo studio di una condizione rara, l’ipercolesterolemia familiare, in cui l’accumulo di questa sostanza dipende da un difetto genetico ereditario.
Sostenere e promuovere ricerca di qualità sulle malattie genetiche rare è quindi importante non solo per chi è direttamente colpito da queste gravi patologie, ma anche per la collettività intera».

“L’unione delle forze di due tra le più importanti organizzazioni non profit a supporto della ricerca in Italia ha prodotto uno straordinario risultato scientifico – aggiunge Niccolò Contucci, Direttore Generale dell’Associazione Italiana per la Ricerca sul Cancro - Siamo orgogliosi di avere finanziato insieme a Telethon questo importante lavoro che costruisce un ponte tra la conoscenza di base e lo sviluppo di nuove terapie per la cura del cancro.
Una scoperta che merita la pubblicazione sull’autorevole rivista Science e contribuisce a posizionare la ricerca italiana indipendente tra le eccellenze del panorama scientifico internazionale”